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Aura è un singolare intreccio di spazio e di tempo, l’apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina. E' reale, seppur immaginaria: una realtà virtuale... un esperimento ben riuscito... un'idea che prende forma... una forma che può diventare sostanza.
Ha un volto dalle mille sfaccettature (che sono poi tutte le skins, le shapes, i prims che può indossare) che certamente può lasciare impassibile un qualsiasi osservatore esterno; una sua foto del resto non è che il freddo accostamento di pixels. Ma Aura ha anche un altro volto, di malinconica e incomparabile bellezza, che potrà essere "fotografato" dall'occhio attento di altri residenti che condividono con lei lo spazio e il tempo del metaverso.

 


10 giugno 2008

Recentemente sono stata due mesi senza accedere a SL col mio account -pur continuando a leggere i blog, inviare mail, curiosare su Flickr- per cause di forza maggiore; in un certo senso è stato come "disintossicarsi"... Un termine forte, lo so, eppure siamo in parecchi ad utilizzarlo ed è il primo che mi viene in mente quando parlo delle mie assenze prolungate da SL (che consiglio vivamente ad ogni buon giocatore!). Un'occasione per ripensare alle esperienze di Aura da una prospettiva diversa e per riflettere sul senso del frequentare il metaverso.

Il buono di SL...

Secondo il punto di vista di chi scrive vivere nel metaverso è prima di tutto un divertimento, perchè SL nutre l'immaginario in modo costruttivo, interattivo, permettendoci di avere libero accesso alle creazioni degli altri giocatori nonchè di dare forma alle nostre idee. SL è un luogo dove si ha la possibilità di incontrare persone simili a noi per interessi e modo di porsi nei confronti della vita e dove, in un certo senso, possiamo scoprire davvero chi siamo o per lo meno cos'altro avremmo potuto o voluto essere.
Protetti dall'anonimato, dalle distanze fisiche, e messi in condizione di poter fare e realizzare qualsiasi cosa ci passi per la testa, siamo costretti a guardarci dentro, a darci delle regole (o a decidere di poterne fare a meno), a scegliere di percorrere delle strade piuttosto che altre non perchè "il fisico non lo permette", "non ho abbastanza conoscenze", "è una città troppo lontana", "non ce la faccio economicamente", "sono troppo timido" ma semplicemente perchè è quello che abbiamo scelto in piena libertà. E' così che si creano delle empatie tra giocatori e scopriamo quelle affinità elettive che ci legano ad altri avi. Stare in compagnia degli avatar che ci piacciono diventa allora un privilegio di cui ci si bea in due, in quanto da entrambe le parti c'è la consapevolezza che la presenza dell'altro è un dono, perchè non c'è mai costrizione in quello che si fa.
Giocando col nostro corpo sintetico poi, scegliendo il nostro look, raccontiamo molto di noi agli altri: di come ci sentiamo nel nostro intimo (giocherelloni, semplici, altezzosi, originali, creativi, sportivi, sfuggenti, provocatori, romantici, completamente disinteressati all'aspetto fisico....), di come stiamo in un particolare giorno e di come ci stiamo evolvendo... Alcuni avi poi cercano persino di rendere il proprio aspetto il più simile possibile a quello reale perchè evidentemente vorrebbero poter essere loro stessi fino in fondo. A tal proposito ripenso a quello che mi ha scritto un amico e mi viene ancora da ridere:

io non mi piaccio in rl
così ho fatto il mio avatar esattamente uguale a me
con la texture della mia faccia, pure
e ora non mi piaccio neanche in sl!
:-)

Fino ad ora ho avuto a che fare con il meglio di SL, perchè ho trovato proprio quello che, più o meno consapevolmente, cercavo. Ho incontrato persone interessanti, degli ottimi compagni di gioco con i quali, in alcuni casi, sento di avere instaurato relazioni privilegiate, pur restando cosciente del fatto che un avi può sparire da un momento all'altro, magari senza voler o poter dare spiegazioni.

...e quello che non mi piace

Dei disagi che vivo giocando sono più restia a parlare, perchè credo che siano più soggettivi... per me è un po' come "fare outing"! Personalmente in questi mesi ho appreso che la più grande ricchezza di un avatar è il Tempo e che organizzare la propria giornata, sia in-world che tenendo conto della first life, può rivelarsi un'attività alquanto complessa, perchè il tempo sembra non bastare mai! Inoltre trascorrere troppe ore davanti al computer, soprattutto di notte, può farmi sentire intontita e spossata durante il giorno; tuttavia noto che pian piano il fisico si sta adattando ad uno stile di vita un po' anomalo rispetto a quello cui era abituato. Inoltre le esperienze che vivo sono così forti che anche durante la mia assenza da SL la mente continua a portarmi lì, quando dormo attraverso i sogni e da sveglia attraverso i ricordi, i progetti, le riflessioni... Di questo però sono anche contenta, perchè ho sempre desiderato trovare qualcosa che mi piacesse veramente, una passione da coltivare, così come c'è chi ama la musica, la danza, il teatro ecc. e non potrebbe farne a meno, anche se queste attività richiedono dedizione. Un'altra cosa che mi dispiace è di non riuscire a comunicare all'esterno quanto sia divertente la vita in questo mondo sintetico e quante potenzialità si stanno testando: è veramente difficile condividere questa esperienza con chi in SL non c'è mai stato (intendo per un periodo ragionevole, non certo per pochi giorni, magari con l'intenzione di visitare i luoghi più perversi del metaverso... nei quali francamente non mi è mai capitato di imbattermi). Inizialmente parlavo di SL a tutti coloro che mi capitavano a tiro, poi ho capito che, al di là del pregiudizio, come esperienza potrebbe anche non piacere o interessare (dipende dal tipo di sensibilità del potenziale utente) e che dunque avrei dovuto cercare di gioire delle mie scoperte in maniera più intima, accontentandomi della compagnia dei 50.000 utenti che in genere sono in-world assieme a me! Insomma, consapevole del fatto che non tutti hanno gli stessi gusti, ho deciso di limitare le mie esternazioni sul tema per non annoiare, indispettire o insospettire gli altri (parenti, amici, colleghi ecc.).


17 febbraio 2008

L'origine del nome...

Il mio nome, come quello della maggior parte dei residenti di SL, è frutto del caso. Sul momento avrei voluto chiamarmi Aurora, ispirata dal vago ricordo di una principessa di un datato cartone animato giapponese (del quale, tra l'altro, non andavo neppure pazza), che ho scoperto poi essere Starzinger, e da un'altra principessa "bella e addormentata"... Lo ammetto, ho sempre avuto il debole per le principesse! Con una certa sorpresa ho appreso che di Aurora ce n'erano già a sufficienza; ho quindi optato per la versione abbreviata, Aura, inventando il nome di sana pianta.
Manamiko l'ho scelto d'impulso perchè mi ricorda il Giappone, patria dei manga, forse perchè ha una leggera assonanza con il mio vero cognome e molto più probabilmente perchè contiene il suono "amiko", che è davvero rassicurante.
Una volta scelto il nome non è stato difficile trovare un corpo adeguato alle aspettative... Aura non poteva che essere la protagonista dei miei giochi di bambina... Barbie!
Per ora sono così: fisicamente non brillo per originalità ma piaccio. Ho provato ad immaginarmi diversa ma non è facile staccarsi dall'idea di sè sviluppatasi nel corso del primo mese di vita.

Aura comunque non è una parola estranea al mio vocabolario, tuttaltro! Vi risparmio l'etimologia della parola, l'omonima missione della NASA, l'aura con o senza cefalea della quale pare che soffrisse anche il grande Picasso; mi trattengo dal parlare di ciò che l'aura rappresenta per la bioenergetica ma non posso tacere il legame che questa parola ha con la fotografia!

Per l'occasione ho rispolverato la mia tesi di laurea sulla relazione tra fotografia e cinema da un punto di vista teorico, dal titolo La metafisica dell'immagine, ed ho riletto il paragrafo Walter Benjamin: la perdita dell'aura.Walter Benjamin, comunemente considerato come il precursore delle riflessioni riguardanti "l'epoca ottica" o "visuale" che caratterizzano gran parte del Novecento (autore, tra l'altro, del celebre saggio del '36 L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica) definisce l'aura come un singolare intreccio di spazio e di tempo, l’apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina. Benjamin osserva acutamente che tutto ciò che viene riprodotto mediante la tecnologia moderna perde la propria "aura", ad eccezione del volto umano che è il solo elemento riproducibile in grado di mantenere una malinconica ed incomparabile bellezza, che ne costituisce l'essenza. A più di mezzo secolo di distanza -nel '94- Italo Zannier, docente contemporaneo di fotografia, osservache nell’Era dell’iconismo, che si manifesta attraverso il divenire storico della fotografia, del video e prossimamente del virtuale, la fotografia è un imprescindibile elemento di testimonianza della sola realtà possibile, quella immaginaria...

...pensieri a ruota libera...

Se circa dieci anni fa questa affermazione poteva generare perplessità, al massimo curiosità e la speranza di poter assistere al divenire storico del virtuale, in grado (wow!) di rivelare in modo ancora più tangibile una realtà immaginaria, oggi si può affermare che il virtuale non è più un concetto astratto, nè tantomeno esclusivamente uno strumento a disposizione della ricerca, dei creativi o dell'industria cinematografica: il virtuale è qui, alla nostra portata, ma non fa rumore...
Quando se ne parlerà sul serio non tutti riusciranno a coglierne l'aspetto magico, che è quello che mi affascina maggiormente, ma certamente non si potrà ignorarne le potenzialità a livello economico. Soprattutto all'inizio, come del resto già avviene nel piccolo, se ne evidenzieranno i limiti, se ne parlerà con scetticismo; qualcuno tenderà a demonizzare l'invenzione e anche la semplice idea di vita virtuale evocherà antichi presagi di morte... non tutti riusciranno a vincere la naturale ritrosia che si può avvertire per un mezzo tanto potente, alcuni ne saranno sopraffatti, altri dovranno imparare a barcamenarsi tra "ragione e sentimento", qualcuno troverà il modo di sfruttare la realtà virtuale senza esserne risucchiato.
Ci si accorgerà infine che il virtuale non è poi tanto male, che tutto sta nel riuscire a dominare il mezzo anzichè lasciarsi dominare da esso, che grazie al virtuale ci è data la possibilità di non essere solo spettatori ma anche attori; in pratica una nuova tecnologia avrà preso piede e col tempo diverrà scontata, i semiotici analizzeranno al microscopio ogni singolo messaggio nascosto nella realtà virtuale e ne sveleranno i codici, tutti (i popoli privilegiati) saranno in grado di parlare e comprenderne il linguaggio... o per lo meno crederanno di saperlo fare. Solo allora sarà il momento di preoccuparsi davvero e di non cedere alle lusinghe del virtuale per evitare di essere strumentalizzati e di perdere il senso del reale.

...fantasticherie!

Mi piace immaginarmi fra cinquant'anni, con cuffie, guanti ed elettrodi, a volare in un cielo stellato, percependo la consistenza dell'aria, diretta felice ad un party organizzato dalla mia cara amica Joana (che in RL vive in Portogallo). A quell'età il mio corpo reale potrebbe essere davvero ridotto male, lo spirito sarà certamente provato, la mente spero rimanga attiva... Aura dovrebbe essere più bella che mai, perchè si nasce newbie e si migliora nel tempo! Attraverso questo esserino composto di pixel e potenzialmente eterno, in grado, con il suo corpo virtuale, di oltrepassare i limiti dell’esperienza sensibile, del mondo fenomenico, che può persino teletrasportarsi, potrò superare le barriere dello spazio e del tempo e addirittura creare un très d'union con il futuro, lasciando il mio account a qualcuno che continuerà a giocare anche quando non ci sarò più.

Per ora l'importante è divertirsi, sperimentare, contribuire allo sviluppo del metaverso cercando di dare il meglio di sé ed esigendo il meglio dagli altri. Aura ha una voglia matta di esserci e di condividere con voi, piccoli avatar, che vi siete presi la briga di leggere tutto questo, il suo entusiasmo!

Aura

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